Come sturare un lavandino otturato in modo naturale (e per davvero)

Se a quest’ora del giorno o della notte stai cercando informazioni su come sturare il lavandino otturato, forse sei sull’orlo di una crisi di nervi e la mia indole mi impone di venirti in soccorso. Come? Raccontandoti innanzitutto con un rimando a questo mio post Come NON sturare un lavandino otturato e poi narrandoti le mie gesta di idraulica di un paio di giorni fa.

Introduzione. Il lavandino del mio bagno era otturato. L’acqua stagnava per un po’ nel lavello e poi lentamente defluiva nel tubo digerente. Avevo inizialmente fatto finta di niente, sperando che il fastidio si risolvesse presto da solo, ma dopo un paio di settimane era chiaro che non potessi più tergiversare.

Posto che avevo deciso che non sarei ricorsa a napalm o affini per sgorgarlo, cerco sul web le soluzioni ecologiche e low cost per sturare il lavandino in modo naturale. E decido di provarle in ordine di credibilità delle fonti e reperibilità degli ingredienti, fino alla risoluzione del mio dramma domestico. Ecco qui la cronaca.

Bicarbonato
Soluzione 1: bicarbonato + sale + acqua calda = lavandino felice

Quattro cucchiai di bicarbonato, quattro cucchiai di sale grosso oppure fino (a seconda dei blog) e poi una bella pentolata di acqua calda nello scarico. Col cavolo. L’ho provata tre volte, cambiando l’ordine degli addendi, miscelandoli e dando fondo alle mie scorte di polvere bianca, finché non mi sono decisa a cambiare strategia.

Soluzione 2: mezzo bicchiere di shampoo
Stando agli esperti, mezzo bicchiere di shampoo o di bagnoschiuma avrebbe dovuto spurgare il bolo di capelli che sicuramente aveva ingozzato lo scarico. Ha funzionato? Non me lo chiedere nemmeno e passa alla soluzione numero 3.

Soluzione 3: bevanda gassata svuotata nel tubo
Le bolle delle bevande gassate sarebbero in grado di creare la giusta effervescenza per far partire verso gli inferi la massa indesiderata. Della serie, un rutto ci salverà. Dubbiosa, ne parlo a cena con Paolo, un amico ingegnere meccanico. Che dà voce alla mia perplessità e, coerentemente, suggerisce di abbandonare la chimica in favore degli interventi meccanici numero 4 e numero 5.

Soluzione 4: lo sturalavandiniSturalavandini
Se l’hanno inventato, un motivo ci sarà. Trattasi di attrezzo facilmente reperibile in ferramenta, al mercato o da vicini di casa. Io, per comodità, l’ho chiesto in prestito. Facendo bene: inutile anche questo approccio perché lo sturalavandini da 3,50 euro non mi garantiva sufficiente presa per aspirare il mucchio selvaggio di capelli. Vero è che nella confusione dimentico anche di versare l’acqua calda e che scopro tardi l’utilità di uno straccio per creare più aderenza, ma la morale è comunque un’altra.

Soluzione 5: asportazione con attrezzo più o meno adatto all’uopo
Presa allora da spirito di rivalsa ecofemminista, decido di rimboccarmi le maniche e improvvisarmi idraulica seria. Intuisco che l’unica e – l’ultima – possibilità che mi resta prima di affidarmi a un professionista dello spurgo è quella suggerita dall’ing. Paolo di asportare fisicamente l’intoppo, mi guardo intorno alla ricerca di uncini adatti allo scopo, e non trovandone, sguaino il mio ferro da lana come gancio per rimuovere la Cosa (sapevo che sferruzzare mi avrebbe dato delle soddisfazioni, prima o poi).
Ci riesco in pochi minuti, alle 23.36 dell’altro ieri. E ne vado ancora fiera. E statene certi: se ce l’ho fatta io, c’è speranza anche per voi.

Ps: ho appena comprato per pochi centesimi di euro due bei tappi per lavandini con piccoli fori anti-intasamenti. Prevenire è meglio che sgorgare ; )

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