Humana, a Torino lo shopping è eco e solidale. Nonché trendy

Ecoavoi_HumanaTorino3Ci sono quelli che lo fanno per rinnovare l’intero armadio, comprando dal berretto agli stivali con un pugno di euri. E ci sono quelli che invece ci vanno per svuotare l’intero armadio, regalando i capi che non mettono più: berretto e stivali compresi. In entrambi i casi, sono tutti felici e contenti: venditori, clienti e le comunità varie che beneficiano dei progetti socio-ambientali finanziati da quello che possiamo definire lo ‘shopping solidale‘ di Humana. Vi dice niente? Avrete probabilmente visto i loro negozi in giro per le città europee: Humana è l’organizzazione umanitaria nata negli anni ’70 in Danimarca che, attraverso la raccolta e la vendita di accessori e abiti usati, finanzia progetti socio-ambientali nel Sud del mondo, ma non solo.
5mila contenitori gialli di raccolta abiti usati, 400 negozi in tutta Europa, 3 dei quali su terra italica con il primo ‘second hand‘ (scusate il gioco di parole) inaugurato qualche mese fa a Torino, nei locali della storica libreria Zanaboni, che si è sommato ai due negozi di abiti vintage già aperti a Roma e Milano.

Come funzionano i negozi Humana? Tutto parte dal dono. “I capi sono donati dalle persone, vengono portati e disinfettati nei nostri centri di raccolta e poi selezionati e smistati nei nostri negozi. Tutta la filiera è trasparente e viene gestita direttamente da Humana, senza intermediazioni: noi seguiamo l’intero processo, sia quello legato agli abiti sia quello relativo ai progetti”, spiega Luca Gilardi, responsabile della rete italiana di retail Humana.

Già, i progetti. è questo che dà valore ai nostri gesti, che siano l’acquisto di abiti second hand o il loro dono: Humana realizza progetti sociali e ambientali in varie zone del mondo, Italia compresa, occupandosi di prevenzione dell’Hiv/Aids in Zimbabwe, della costruzione di impianti di biogas in India, dell’istruzione per insegnanti e studenti in Malawi, della costruzione di orti scolastici in Mozambico. “Nel Sud del mondo sono 13 milioni le persone che, grazie alla Federazione Internazionale People to People di Humana, beneficiano di 800 Programmi di sviluppo“, si legge sul sito. E di questi, a livello internazionale il 30% è realizzato con i proventi della raccolta dei vestiti, mentre il restante 70% è frutto delle partnership con enti internazionali (Banca Mondiale, USAID, Global Fund), con aziende e grazie al sostegno delle persone.
“A livello italiano invece – aggiunge Lucia Gullà, assistente comunicazione e marketing operativo -, è praticamente quasi l’opposto, ossia la maggior parte dei finanziamenti arriva grazie alla raccolta degli indumenti usati, e la restante parte è ottenuta mediante la nostra attività di raccolta fondi (corporate e individui)”.

Attenzione al sociale, ma anche all’ambiente: Humana garantisce il riutilizzo e il recupero degli abiti usati, con un impatto positivo sull’ambiente, in termini di risparmio di acqua, di minor utilizzo di pesticidi e fertilizzanti e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Ecoavoi_Humana2E allora, che shopping sia, senza imbarazzo. “Il cliente italiano deve ancora capire che il second hand propone abiti di qualità che, anche se non sono nuovi, sono in ottime condizioni”. A prezzi decisamente convenienti. Io ho intravisto cappotti e giacconi di marca a 30 euro, vestiti a 10/12 euro. “Ma poi col passare dei giorni scontiamo del 30%, del 50%, fino a arrivare a vendere tutto a 1 euro perché ogni due mesi c’è il cambio collezione”, continua Gilardi. La nuova collezione primaverile è già allestita dal 15 marzo in tutti i negozi italiani Humana, ma comunque tutti i giorni potete trovare capi e accessori nuovi, ordinati per colori nei reparti donna, uomo, bambini e sport.
La crisi aiuta? “Non saprei dirlo, perché avendo appena aperto non ho lo storico. So che in Italia c’è ancora diffidenza verso l’usato. La crisi può essere un’arma a nostro favore, ma non ne ho la controprova”.

Humana second hand a Torino
Ecoavoi_HumanaTorino
Il negozio di Torino ha aperto i battenti vicino alla stazione Porta Nuova (in corso Vittorio Emanuele II, n 41) a fine novembre 2015. Si possono già fare dei piccoli bilanci? “Torino ci ha accolti bene, anche se molti devono ancora conoscerci. Le persone devono capire che cos’è la cultura del riutilizzo, quanto sia vantaggiosa sia perché si trovano abiti in ottime condizioni e in materiali importanti, sia perché comprando da noi si fa del bene sostenendo i nostri progetti – continua Gilardi -. E poi si riduce il consumo di risorse utilizzate per produrre gli abiti, anche perché da noi solo una piccola percentuale è scarto, tutto il resto viene venduto. Così salvaguardiamo anche l’ambiente”.

Ecoavoi_Humana_TorinoChi dona a Humana i suoi abiti? “Tante persone: giovani, famiglie”, spiega Sabrina Menta, responsabile del negozio di corso Vittorio. “I donatori possono portarli direttamente qui da noi o cercare i contenitori gialli della raccolta”, racconta tra una battuta con le sciure a caccia di affari griffati e una spiegazione sul funzionamento di Humana alle signore filippine.
“Io ho lavorato per anni come store-manager di grandi marchi in via Roma e a un certo punto ho deciso di cambiare, di fare una scelta di vita che mi facesse stare meglio”. Direi che l’ha indovinata. “Qui la clientela è multietnica, si ride di più, e tutto è più divertente. La gente ha meno pretese, anche se è molto attenta a quello che compra”.

Ecoavoi_HumanaQual è l’identikit del vostro cliente tipo? “Crossgenerazionale e crossculturale – continua Luca Gilardi -. Ci sono i giovani che vogliono scappare dall’omologazione, ci sono gli immigrati che, venendo talvolta da contesti di crisi, trovano prodotti di marca e qualità a prezzi estremamente accessibili”. Ci sono quelli che vengono per spendere poco, quelli sensibili al riuso e all’ambiente, ci sono le persone che hanno conosciuto i negozi di Humana all’estero e sono contenti di trovarli anche in Italia, aggiunge Irene, una delle due commesse-studentesse. Ma il second hand piace anche alla gente che piace: “Qualche giorno fa è venuto da noi uno dei membri dei Subsonica”, sorride. Cos’ha comprato? “Di tutto, ha fatto una grande spesa”. Il second hand è anche trendy. E allora che shopping (solidale) sia!

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