Vino, bufale e antispreco: il mio Festival del Giornalismo Alimentare

Dal menu al menabò, il cibo dal piatto salta nella notizia diventando l’ingrediente principale di giornalisti, blogger, scienziati e addetti stampa. È la comunicazione alimentare, bellezza e per tre giorni è stata protagonista della prima edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, imbandito alla Cavallerizza di Torino dal gruppo di professionisti che abita l’esperienza di co-working di Spazi inclusi.
Tre giorni di panel, incontri, degustazioni, visite e educational tour sul territorio, per parlare di comunicazione sul cibo e di cibo comunicato, di bufale giornalistiche e di sicurezza alimentare, di diritto al cibo
 e di sprechi. Finita la mia grande abbuffata, mi ritrovo ora con una serie di stimoli da riordinare. Lo faccio in parte qui, così ne beneficiate anche voi, sintetizzando in 3 pillole il mio festival.

Pillola numero 1: showcooking e consigli contro gli sprechi alimentari
Con le bucce delle patate? Le 
chips, questo è ormai patrimonio comune. Con le foglie dei ravanelli? Una crema aromatica e fresca. E con le bucce dei pomodori? Essiccate possono diventare eleganti petali per ornare i vostri piatti o polvere per impreziosire i risotti, per esempio.

Ecoavoi_antisprecoRicette antispreco e consigli della nonna per trasformare gli scarti alimentari in scorte. Ce li hanno serviti giovedì sera al Mercato Metropolitano Angela Schiavina, presidente di AICI, l’Associazione degli insegnanti di cucina italiana e Veronica Geraci, foodblogger e insegnante di cucina. Pubblico giovane, presenti gli studenti dell’istituto alberghiero e di un centro di formazione: mi sembra un buon segno.

Le cuoche affettano, pelano e dispensano, spaziando dalle bucce della zucca fino alle foglie del carciofo, già cult di un’altra esperta dell’ecocucina, Lisa Casali, a cui proprio un carciofo cambiò la vita (trovate tutto in questo mio post). Tornando ai carciofi, lo sapete che le foglie sbollentate sono perfette per le vostre frittate, mentre i gambi sbucciati danno il giusto sapore ai vostri risotti? Provate, non siate timidi. E poi è il tempo degli agrumi, certo: ma che fare delle scorze? Se biologiche grattugiatele senza remore sul sale, per esempio, per ottenere un condimento aromatico ideale per branzini al cartoccio e verdure tristi.

Ultima chicca, i baccelli delle fave. Eh, sì, questa forse vi stupirà. Due sono le strade che incontrate davanti a voi per dare una seconda vita a questo che è solitamente uno scarto alimentare: la prima finisce nel piatto, la seconda sul viso. Potrete cioè scegliere l’opzione culinaria, tagliando i baccelli delle fave a tocchetti, facendole saltare con cipolle, sale, pepe e brodo vegetale e poi usandole per zuppe con orzo e/o farro, o anche frullate per vellutate. Oppure potete percorrere la seconda via, puntando sulla cosmesi faidatè più semplice: se passate la parte interna bianca dei baccelli sulla pelle otterrete un ottimo detergente e tonico per il viso.
Insomma, gli scarti alimentari diventano nuovi ingredienti per gustose ricette antispreco
 e, rispolverando le tradizioni contadine con un pizzico di creatività, si può davvero onorare qualunque ingrediente, dalla cima fino al gambo.
Ps pubblicitario: se volete approfondire l’argomento, quale migliore lettura del mio ebook L’antispreco è servito, ricette teoriche e pratiche contro lo spreco alimentare?

Pillola numero 2: Peppino Ortoleva, bufale.net e le bufale (giornalistiche)
Questo è un piccolo personale omaggio a un grande docente incontrato nei miei trascorsi universitari: Peppino Ortoleva, al tempo mio professore al primo anno di scienze della comunicazione, incrociato dopo più di un ventennio (oibò) durante il panel di venerdì sulle bufale giornalistiche
, che troppo spesso dai social approdano alle redazioni.

Ecoavoi_FestivalGiornalismoI cani randagi esportati per uso alimentare in Cina, la frutta infetta di Aids e Hiv, la babysitter antropofaga o l’ultima della carne cancerogena: le bufale alimentari rimbalzano, dilagano, impazzano grazie all’eco enorme dei social network, arrivando con titoloni da psicosi collettiva sulle pagine delle testate giornalistiche. Hai voglia a ribatterle con gli sforzi ammirevoli dei pazienti cacciatori di Bufale.net, loro sopravvivono a tutto (buonsenso compreso) e si ripresentano anche a distanza di anni, con o senza dolo.
Dai social alle redazioni, siamo in tanti a bercele condividendole in modo acritico a colpi di like e retweet. Ma va detto, non si tratta di un fenomeno nuovo legato al web, avverte Ortoleva, ma di oggetti ben identificati e conosciuti come rumor
: notizie false e non verificate diffuse inizialmente per via orale, con una gittata più ridotta, e ora a un bacino potenzialmente globale grazie – e per colpa – della rete.

Come dite? Voi no, ne siete immuni? Sicuri? Facciamo un piccolo esame di coscienza, perché non lo è nessuno, men che meno chi si occupa di giornalismo. Anzi. “Paradossalmente i giornalisti sono i soggetti più indifesi perché hanno poco tempo a disposizione per verificare le fonti e devono prendere decisioni rapide per evitare di bucare le notizie”, spiega Ortoleva. Giornalista frettoloso – e lettore frettoloso – sono la chiave del successo delle frottole 2.0. A questo si aggiunga come sempre il ruolo dei nostri pregiudizi: confermano le bufale, dando loro una forza tale da non richiedere ulteriori verifiche.

In particolare, poi, siamo tutti portati a credere alle bufale alimentari, soprattutto se allarmistiche. Perché? “L’alimentazione è uno degli aspetti essenziali della nostra vita, è il modo con cui stabiliamo un contatto tra il mondo esterno e quello interno, il nostro corpo”. Siamo dunque particolarmente attenti e in allerta quando si parla di cibo potenzialmente avvelenato, pericoloso, dannoso.
Altro aspetto da sottolineare, in tutte le civiltà alimentari l’essere umano è il più onnivoro
 (eccetto forse il maiale, ma si attendono smentite), anche se in ogni popolazione esistono tabù alimentari legati all’identità culturale e all’appartenenza. Il cibo è elemento identitario non solo nelle sue inclusioni ma anche nelle sue esclusioni. La società multietnica scalfisce queste certezze (oggi mangiamo il pesce crudo, magari a breve gli insetti…) per cui si erigono difese dalla penetrazione di ciò che è commestibile ma estraneo alle nostre tradizioni alimentari, costruendo leggende basate sulla paura.

Il consiglio antipanzane? I redattori di Bufale.net raccomandano serietà e onestà: “Investite un po’ di tempo prima di condividere qualunque notizia, verificatele con attenzione, dovesse richiedervi anche qualche ora. Statene certi, i lettori apprezzano l’affidabilità. E siate sempre onesti, anche nei titoli”. Sì, anche quando l’hotdog a forma di topo servito dal fastfood sembra proprio un topo.

Pillola numero 3: il vino fa bene
Il vino fa bene. Lo ha detto il dottor Attilio Giacosa
 dell’Osservatorio Nazionale Vino e Salute durante il panel di venerdì pomeriggio, specificandone però dose e sesso consigliati: non più di un paio di bicchieri al giorno (20 grammi) bevuti dagli uomini. La posologia per le donne è inferiore, ahimè (soprattutto se c’è predisposizione a sviluppare tumori al seno).

GamberoRosso1Il vino fa bene, l’ho sperimentato – ce ne fosse mai stato bisogno – venerdì sera durante la degustazione alla Città del Gusto del Gambero Rosso sorseggiando 6 bicchieri di vino Malabaila di Canale, una delle aziende più antiche del mondo, nata nel 1300. Loro non avevano seguito il panel pomeridiano, temo. Ma nessuna/o se ne è lamentato.

Il vino fa bene, ne ho avuto conferma – ce ne fosse ancora stato bisogno – durante l’educational tour del sabato, una giornata intera coccolate da José Urso, ufficio stampa del Festival del Giornalismo Alimentare e PierMaria di Alexala, l’Agenzia Turistico locale della provincia di Alessandria.
infernotMeta del tour tutto al femminile (lo sono anche José e PierMaria, a dispetto dei nomi), il Monferrato
, alla scoperta dell’Ecomuseo e dell’infernot di Cella Monte, antica camera sotterranea scavata a mano nella roccia arenaria nell’800 per la conservazione di vini e vivande e oggi Patrimonio Unesco.
Ecoavoi_AcquavitaeE poi relax, tanto relax: sauna, piscina e wine therapy a mollo in una vasca idromassaggio colma di barbera e polifenoli nella Spa Acqua Vitae 
della bella struttura Ca’ San Sebastiano a Camino, per poi migrare nel ristorante annesso, a fare il pieno di agnolotti, Grignolino e antiche leggende raccontate dal vulcanico proprietario Maurizio Vellano.
Il vino fa bene, perché è condivisione, celebrazione, facilitatore di nuove relazioni. E allora un brindisi: lunga vita al Festival del Giornalismo Alimentare!

 

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